Una brutta voglia
C’è un luogo dove i sentimenti non si dicono, si ingoiano. Dove l’amore non si pronuncia, ma si lascia sul comodino in un bicchiere d’acqua fresca; dove l’odio non si ammette, ma si spara al bancone di un bar; dove il dolore si nasconde dietro le tende del salotto, sperando che qualcuno se ne accorga.
Ci sono 62 personaggi almeno, in questa storia. C’è una piccola città del Sud della Sardegna, il vento di levante e il vento di maestrale. C’è il mare d’estate e ci sono singhiozzi d’inverno. Ci sono gatti, sigarette accese, reggiseni stesi, suore, sorelle che parlano
alla luna, padri nel buio, madri che fumano, resti di miniere.
C’è una bambina con le voglie belle di una bambina, la voce e gli incubi di una bambina. C’è una comunità di adulti con le voglie brutte degli adulti, la voce di un coro che se non fosse sardo sarebbe greco, la tentazione di fuggire, di bruciare di rabbia, di lasciarsi
cadere degli adulti.
In questo romanzo si parla di un posto dove, «se si odia un conoscente si guarda in alto e si chiama il demonio». E, se si odia un parente «non ci si parla più, mai più». È un posto per il quale io, da decenni, ho un affetto che non riesco a spiegarmi. E mi sembra che Anna Schirru, quel posto lì, lo racconti benissimo.
Paolo Nori
17,10 €
Anna Schirru (Iglesias, 1985) è attrice e regista. Lavora part-time in libreria e insegna teatro a bambini e adulti.
Questo è il suo primo romanzo.





